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Le lacrime del musicista che vede ardere i suoi strumenti per mano dei talebani

AFGHANISTAN

Viral

Angeles Conde Mir - pubblicato il 26/01/22

I talebani hanno proibito la musica ritenendola “non islamica” in base alla loro fuorviata interpretazione del Corano

Da quando, nell’agosto 2021, i talebani hanno preso il controllo di tutto l’Afghanistan, sono state molte le atrocità riferite e documentate di fronte a cui il mondo sembra fare orecchie da mercante, anche se questo gruppo di fanatici ha cercato di ripulire la propria immagine assicurando di voler restituire la pace al Paese e che per questo avrebbe applicato un’amnistia generale.

Nulla di più lontano dalla realtà. La violenza si è moltiplicata, e l’economia afghana è crollata. L’ONU stima che 40 milioni di Afghani soffrano la fame, e che 9 milioni di questi siano ormai arrivati al limite. La fame in Afghanistan, avverte, ha raggiunto in pochi mesi livelli mai visti nei 40 anni precedenti.

Le donne non possono lavorare, e molte madri di famiglie sole hanno dovuto ricorrere alla mendicità. Ci sono anche famiglie che hanno venduto uno o due figli per poter sfamare gli altri.

Il quotidiano britannico The Guardian riferiva pochi giorni fa del caso di una madre che, dopo aver venduto due figlie, aveva dovuto vendere anche un rene per mantenere i suoi due figli maschi e pagare le spese mediche. La sofferenza fisica e psicologica di queste persone è estrema.

Le donne continuano a esprimersi coraggiosamente contro questo gruppo radicale che vuole l’annichilimento totale della donna nella vita pubblica. Molte sono state assassinate o attaccate in segno di rappresaglia per aver voluto difendere i loro diritti, come nel caso di Tamana Paryani. Altre, come Alia Azizi, funzionaria di carceri, sono scomparse.

Anche se sembra aneddotico e di poca importanza, i talebani hanno anche affossato tutto un popolo nel silenzio perché hanno proibito la musica, come avevano già fatto vent’anni fa, quando avevano preso il potere con la forza. Sono permessi solo i canti religiosi.

Per questo, i membri dell’Afghanistan National Institute of Music (ANIM) e le loro famiglie hanno dovuto fuggire in fretta dal Paese attraverso il Qatar fino ad arrivare in Portogallo per salvarsi, essendosi macchiati del crimine di essere musicisti.

Se le piattaforme come Twitter servono a qualcosa, è per vedere la realtà di molti luoghi in cui giornalisti e luci non sono i benvenuti. Qualche giorno fa è diventato virale un video che mostra l’ennesimo affronto dei talebani alla libertà e ai diritti, ovvero al diritto di ascoltare e interpretare musica.

Il video è stato registrato nella provincia di Paktia, vicino alla frontiera con il Pakistan, e mostra i talebani che si prendono gioco di un uomo che piange sconsolato vedendo come i suoi strumenti musicali vengano ridotti in cenere. Sembra che sia stato picchiato, e poi è stato costretto ad appiccare il fuoco agli strumenti e a vederli ardere.

Alla fine di agosto, appena giunti al potere dopo che gli Americani e altre potenze avevano lasciato il Paese, i talebani hanno chiarito che non avrebbero permesso la musica perché “non islamica”, e lo hanno fatto assassinando a sangue freddo ad Andarab, a nord di Kabul, Fawad Andarabi, esperto di musica tradizionale. Lo hanno ucciso solo perché era un musicista. Come se non bastasse stroncare vite umane e sottomettere tutto l’Afghanistan alla loro brutale interpretazione del Corano, vogliono anche distruggere la cultura e la tradizione di un popolo millenario.

Niente fraintendimenti. Nessuno ha eletto i talebani in Afghanistan. Non governano legittimamente, e il resto del mondo non deve accettare che una banda di assassini guidi con la forza e la violenza il destino di tutto un popolo.

Su Internet gratuitamente e su varie piattaforme video sono a disposizione molti documentari sulla storia dell’Afghanistan con testimonianze su com’era negli anni Sessanta il Paese, che per molti Afghani aveva tutto per essere felice e “da cui nessuno voleva andar via”.

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