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ESCLUSIVA: Mark Wahlberg parla con Aleteia di “Padre Stu”, fede, allevare adolescenti e molto altro

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FATHER STU MOVIE

Sony Pictures

Cerith Gardiner - pubblicato il 13/04/22

In questa intervista esclusiva, la star di Hollywood condivide i suoi pensieri sul suo ultimo film e ci fa entrare nella sua vita familiare

C’è grande aspettativa per l’ultimo film di Mark Wahlberg, Padre Stu, che esce il 13 aprile e racconta la storia vera di padre Stuart Long, seguendo il suo percorso da pugile ad amatissimo sacerdote.

La pellicola è un omaggio a un uomo che non ha mai fatto le cose a metà, e il cui viaggio verso la redenzione non solo è ispiratore, ma ricorda a ciascuno di noi di rispondere “Sì” a Dio, anche quando siamo nel punto più basso della nostra vita.

Se c’è una persona adatta a raccontare questa storia è Mark Wahlberg, attore cattolico devoto il cui percorso ha incluso scontri e arresti, fino a diventare la versione migliore di se stesso. La star ha parlato con noi del film, in cui si è profondamente coinvolto, a livello sia professionale che finanziario, perché la storia di padre Stu potesse essere conosciuta da tutti.

Cerith Gardiner: Perché pensi che la storia di padre Stu sia tanto importante oggi?

Mark Wahlberg: Perché chiunque sta affrontando un periodo difficile, e lo stiamo affrontando tutti insieme, e la missione di Stu era portare ciascuno più vicino a Cristo.

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La sua storia ti ha fatto considerare in modo diverso le cose nella vita, e se sì, come?

Sicuramente. Ho pregato per ottenere la sua intercessione, soprattutto per girare il film e farlo bene, rendendogli giustizia e facendo avvicinare le persone alla loro fede. Per me è anche una sfida a lavorare di più per avvicinare la gente a Dio, e per avvicinare le persone tra loro. E a promuovere l’amore, l’inclusione, l’accettazione, e a sostenere e incoraggiare le persone ad avere speranza e fede.

Insomma, padre Stu è all’opera in molti modi. Il suo messaggio continua ad echeggiare, a crescere e a raggiungere sempre più persone, ma mi sfida anche ogni giorno a dire ‘OK, cosa farai dopo la fine del film? Ora devi continuare su questa strada’. Sono molto emozionato perché è decisamente appagante. A volte può essere impegnativo… va bene prendersi un giorno libero e dire “Ho bisogno di una pausa”, e poi tornare più carichi. Ma bisogna fare di più, essere più coinvolti, più proattivi.

Nell’arco di due ore, lo spettatore accompagna Stu in tanti alti e bassi che sembra quasi comico. Alla fine ero emotivamente esausta, e tuttavia c’era anche un senso di esaltazione, perché è una storia incredibile. Come sei riuscito a mantenere il livello di energia necessario per andare avanti? E tua madre è venuta a mancare durante le riprese. Come l’hai affrontato?

È una di quelle cose che devo fare. È il compito che mi è stato dato, e allora si continua a svolgerlo. Sono riuscito ad andare a casa durante una pausa delle riprese per dire addio a mia madre, e poi sono tornato per il funerale. Attingevo sicuramente alla mia esperienza di vita reale quando recitavo una parte difficile, ma allo stesso tempo la responsabilità di dover realizzare il film mi faceva andare avanti.

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Dopo aver visto il fim ho provato anche un senso di sollievo, nel senso “OK, tutti possiamo sbagliare, ma se si fa un buon lavoro è fonte di grande speranza”. Come lo riporti nella tua vita quotidiana?

È quello che mi dà la direzione ogni giorno. Mi inginocchio e inizio a esprimere gratitudine, e chiedo la capacità di fare le cose come Dio vuole e di farle come si aspetta che le faccia, usando i talenti e i doni che mi sono stati dati e nei modi e nei settori che Egli desidera. Dopo questo e dopo aver letto il devozionale quotidiano, in genere mi viene da dire “Wow, posso iniziare la mia giornata veramente bene”. E se poi faccio un po’ di esercizio mi sento ancora meglio. E questo mi dà il coraggio di andare in cucina, o in camera a svegliare i bambini, sperando che scendano dal letto col piede giusto.

Hanno un’età impegnativa, vero? Sono adolescenti?

Molto, molto impegnativa… L’atteggiamento è molto importante…

Pensi che per loro sia difficile considerando la tua routine quotidiana, che sembra una vera follia? Che pensino “Non riusciremo mai a vivere così”?

A volte seguo una routine particolare e a volte no. Faccio quello che richiede il mio lavoro quotidiano, che si tratti di curare la fotografia di un film o della fase di pre-produzione o preparazione, ma cerco sempre di essere la versione migliore di me stessa. Qualunque cosa decidano di fare, bisogna sempre impegnarsi al 110%. È quello che mi aspetto.

Magari prenderanno una strada completamente diversa, e la sosterrò se è positiva e produttiva. Non mi aspetto che cerchino di fare tutto quello che faccio io – anche se penso che per certi versi siano competitivi.

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Tu hai otto fratelli e quattro figli. Le vostre riunioni di famiglia devono essere ben affollate!

In genere è così. Di solito erano mio zio e mia zia a organizzarle, e ora i loro figli, i miei fratelli e mia sorella cercano di portare avanti la tradizione, ma di recente abbiamo perso mia madre, mia zia e il mio padrino, e tante altre persone… È stato difficile, con il Covid e tutto il resto, ha allontanato tutti. Vedere la gente riunirsi, anche alla morte di mia madre, al funerale e così via, è stato straordinario. Vedere quanti parenti abbiamo e quanto sia bello quando ci riuniamo tutti.

Mentre la sua salute si deteriorava per la miosite da corpi inclusi (IBM), padre Stu ha preso molto peso. Tu hai preso quasi 15 chili in poco tempo, circa 6 settimane. Questo ha cambiato il tuo atteggiamento nei confronti del tuo schema di esercizio fisico?

Per me è importante essere in forma per sentirmi bene, non per essere attraente, e prendere molto peso in breve tempo alla mia età non è stato positivo. Ne risento ancora, anche se non troppo.

Ho notato che tu e Mel Gibson (che interpreta il ruolo del padre di padre Stu) tendete a proporre spesso un rapporto teso padre-figlio nei film che girate insieme. Riuscirete mai a fare un film insieme senza insultarvi a vicenda?

Forse, non lo so (ride). Potremmo interpretare dei fratelli, o due colleghi. Ci sono tante cose che potremmo fare, ma è piuttosto divertente vederci in azione.

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Se non fossi diventato un padre di famiglia, avresti mai pensato di diventare sacerdote?

(Sospira profondamente) Non lo so, non ci ho mai pensato veramente. Penso che sto trovando la mia strada con il mio stile di vita, scegliendo di compiere la volontà di Dio.

Sembravi a tuo agio con la tonaca…

Grazie. Ho provato varie Messe nel corso degli anni per prepararmi a interpretare questo ruolo.

È servito?

Assolutamente sì! Se vuoi essere credibile nel ruolo che interpreti, devi immedesimarti.

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È stato interessante vedere che per scrivere la sceneggiatura e dirigere il film hai scelto Rosalind Ross, che probabilmente non ha molta familiarità con la fede cattolica, visto che non è stata cresciuta nel cattolicesimo. Pensi che abbia portato un’energia diversa alla storia, che l’abbia resa accessibile a un pubblico più ampio?

Sicuramente! È un’eccellente sceneggiatrice… È dura, ma apprezzava la storia di un uomo imperfetto che stava cercando di trovare la sua strada, e penso che il fatto di raccontare la storia dal punto di vista di una donna sia stato importante e abbia permesso di immedesimarcisi di più.

Le persone più importanti che ho mai incontrato e che mi hanno aiutato a modellarmi sono state tutte donne forti. La prima persona a darmi un lavoro come attore è stata una donna, Penny Marshall. Se non fosse stato per lei non farei questo lavoro. E la prima persona che mi ha fatto capire l’importanza della mia fede è stata Emily Alves (madre dell’amico e guardia del corpo di Wahlberg, Johnny Drama, che lo ha aiutato quando aveva poco più di vent’anni ed era uscito di prigione). Mia madre, la forza che ha mostrato allevando nove figli con tutti i problemi e le sfide che ha affrontato… È stata una benedizione incontrare tante grandi donne.

FATHER STU

Stu ha fatto molto per corteggiare la sua ragazza, facednosi battezzare. Anche tu hai fatto cose così drastiche per conquistare tua moglie?

Ti dirò una cosa. So che quando ho pregato Dio di donarmi una donna brava, l’ha portata nella mia vita solo quando ero pronto, o nella posizione di meritarla e di sapere come prendermene cura. Ma sì, mi sono fatto in quattro… L’ho incontrata a New York attraverso amici comuni, e il giorno dopo avevamo un incontro con la stampa, simile a questo, per un tipo di film molto diverso, e la volevo rivedere, così le ho chiesto di accompagnarmi. Le ho detto che avevo un’ora, e lei “Per fare cosa?”, e io “Beh, perché non andiamo in chiesa?” E così l’ho invitata alla cattedrale di St. Patrick.

Ho fatto una buona prima impressione, e poi facevo un passo avanti e due indietro, ma è così che è iniziato il nostro rapporto, e quindi è stato un buon modo.

Perché pensi di essere uno dei rari attori cattolici che hanno avuto grande successo a Hollywood?

Non lo so. Attribuisco alla mia fede buona parte del mio successo personale e professionale, ma non lo dico espressamente a Hollywood, nel senso che non nascondo la mia fede ma non ne parlo continuamente. Vivo con tante persone con vari background diversi e so che vengono giudicato per quello che metto in ogni ruolo che interpreto, e per ogni film che produco e realizzo.

FATHER STU MOVIE

Alla fine dell’intervista, ho detto a Mark Wahlberg che il fatto che l’abbia intervistato ha colpito molto i miei figli. Dopo aver riso forte, mi ha detto: “In seguito impareranno ad apprezzare tutte le piccole che cose che fai”. La nozione di gratitudine sembra guidare la vita dell’attore, portandolo a interpretare con successo un uomo che ha mostrato una profonda gratitudine spirituale in un momento in cui il suo corpo stava venendo meno e la morte si avvicinava.

Padre Stu è sconsigliato ai più piccoli per il linguaggio colorito, ma colpirà chiunque apprezzi una storia ispiratrice piena d’amore, risate e perdono.

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