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Criptovalute: cosa direbbe San Tommaso d’Aquino?

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Alejandro A. Chafuen - pubblicato il 25/11/22

Un'analisi etica delle criptovalute... e un consiglio importante

Visto che il Bitcoin è giunto al suo decimo anniversario e il suo prezzo è al livello più alto in quattro mesi, è un buon momento per affrontare alcune delle questioni morali che lo circondano. Utilizzo come guida la struttura di San Tommaso d’Aquino.

Tommaso analizza i temi economici nella quaestio 77 della Summa theologiae, in cui considera “i peccati relativi alle transazioni volontarie” (Summa Theologiae, II-II, q. 77). Scambiare denaro, beni o servizi attraverso Bitcoin rientra in questa categoria. C’è qualche peccato in questo?

Il Bitcoin è una moneta virtuale? La Banca Centrale Europea ha definito le monete virtuali:

“una rappresentazione digitale del valore, non emessa da una banca, un istituto di credito o un’istituzione di denaro elettronico, che in alcune circostanze può essere usata come un’alternativa al denaro”.

Negli Stati Uniti, il Dipartimento del Tesoro ha definito la moneta virtuale “un mezzo di scambio che funziona come la moneta in alcuni ambienti ma non ha tutti gli attributi della moneta reale. In particolare, la moneta virtuale non è in corso in alcuna giurisdizione”. La moneta virtuale “convertibile” è poi “un tipo di moneta virtuale [che] o ha un valore equivalente in moneta reale o funziona come un sostituto della moneta reale”.

I promotori di Bitcoin ritengono che queste definizioni tecniche e oscure, e segnalano che il Bitcoin è una rete tra pari completamente centralizzata e ha il vantaggio di non aver bisogno di alcun intermediario o banca centrale per la sua emissione o negoziazione. Le criptovalute vengono create per un gran numero di computer distribuiti nel mondo, che registrano e approvano le operazioni realizzate.

Giacomo Zucco diBlockchainlab sostiene che l’aggettivo “virtuale” in riferimento alle criptovalute può essere errato quando viene applicato a Bitcoin. “Anche se il significato scientifico di virtuale vale sia per Bitcoin che per la gran parte della base monetaria del dollaro o dell’euro, si può argomentare che le politiche arbitrarie di offerta monetaria delle banche centrali sono ancora più ‘virtuali’”, sostiene. “Bitcoin si comporta più come una versione digitale di un prodotto fisico”.

San Tommaso d’Aquino inizia chiedendo: “Una persona può, lecitamente, vendere una cosa più cara di quello che vale?” Cercare di capire cos’è che determina il valore di una cosa diventa il tema essenziale dello studio per i moralisti che vogliono determinare a che prezzo si può vendere un bene, o in questo caso una moneta, Bitcoin.

La domanda successiva che Tommaso ha dovuto prendere in considerazione riguarda il fatto che le transazioni siano ingiuste per i difetti della cosa venduta. Ci si chiede poi se i venditori debbano rivelare difetti o rischi nelle transazioni. Tutte queste domande si possono applicare a Bitcoin.

Per determinare se è legittimo vendere qualcosa più caro di quello che vale, Tommaso ha seguito il suo metodo tipico, cominciando con le ragioni che sembrerebbero permettere le vendite a qualsiasi prezzo, ad esempio “nelle transazioni della vita umana, ciò che è giusto è determinato dalle leggi civili, e in base a queste è lecito al venditore e al compratore ingannarsi a vicenda”.

Estendendo questa argomentazione a Bitcoin, l’opinione “liberalizzatrice” dichiarerebbe che gli scambi di Bitcoin sono legittimi in qualsiasi circostanza. Tommaso ha offerto un’osservazione della sua epoca: ha visto che varie persone erano disposte a pagare prezzi diversi per una canzone di un buffone popolare. Lo stesso può accadere con altri prezzi – anche, ai nostri giorni, con il prezzo di Bitcoin. Se una transazione di Bitcoin si realizza in base al prezzo dichiarato al momento dello scambio e non c’è coercizione o frode, lo scambio è giusto.

L’Aquinate si preoccuperebbe anche di qualsiasi frode nel mercato Bitcoin o commessa dai commercianti di Bitcoin. Immaginate, ad esempio, cheCoinbase o qualsiasi altro venditore abbia creato un sito web basato su un mondo illusorio in cui i titolari di conti non potevano utilizzare i loro bitcoin, o che qualcuno crei uno “Schema Ponzi” basato su Bitcoin. In questi casi, si condannerebbero lo schema e la frode, ma non necessariamente Bitcoin.

Il modo in cui vengono prodotti i bitcoin influenzerebbe il giudizio dell’Aquinate? Non credo. Tommaso dubitava del fatto che si potesse produrre l’oro attraverso l’alchimia, ma ha detto che se qualcuno avesse scoperto come farlo, l’oro dell’alchimista avrebbe potuto essere venduto allo stesso prezzo di quello estratto.

Per produrre Bitcoin, i produttori («minatori») hanno bisogno di una notevole potenza di calcolo, che implica una forte dipendenza dall’elettricità a basso costo. Nel mondo di oggi, in cui l’intervento governativo svolge un ruolo così sproporzionato nei mercati dell’energia, il prezzo dell’elettricità è spesso inferiore nei Paesi con prezzi sovvenzionati (come il Venezuela) o arbitrari (come la Cina).

In molti casi, l’impatto ambientale provocato dall’uso eccessivo dell’energia può creare un onere eccessivo per vittime innocenti. Non sono riuscito a trovare in quello dell’Aquinate o dei suoi seguaci alcuna critica all’oro come denaro a causa dell’impatto dell’estrazione aurifera sull’ambiente o per via delle dure condizioni di lavoro dei minatori.

Qualsiasi impatto ambientale negativo della produzione di Bitcoin sarebbe colpa delle sovvenzioni e della mancanza di diritti di proprietà, non di Bitcoin in sé. Tommaso si preoccuperebbe di qualsiasi danno a terzi provocato dai “minatori” di Bitcoin; questi danni richiederebbero la restituzione. San Tommaso d’Aquino avrebbe riconosciuto il diritto del Governo di limitare l’uso di Bitcoin. Queste restrizioni potrebbero essere limitate (ad esempio, il Governo non accetta pagamenti in bitcoin) o più gravi (ad esempio, l’uso illegale di Bitcoin e altre criptovalute). I Governi dei due Paesi più popolosi del mondo hanno imposto delle restrizioni alle criptovalute: la Reserve Bank of India le ha bandite, mentre la Cina ha imposto barriere significative al loro commercio. L’Aquinate avrebbe anche accettato il diritto delle banche private o pubbliche di decidere di non accettare depositi in bitcoin o depositi dei principali distributori di Bitcoin.

Che dire dei dubbi sulla natura e il valore “oggettivo” dei bitcoins? L’Aquinate, come i suoi seguaci, era d’accordo con Sant’Agostino sul fatto che i prezzi dei beni dipendono dalla loro “utilità per gli uomini”. Di conseguenza, non è necessario che il venditore o il compratore conoscano le qualità nascoste della cosa venduta, ma solo quelle per le quali diventano idonee agli usi umani”. Per chi ha scarsa conoscenza di come si producano i bitcoin e quanti concludono che non c’è alcun valore oggettivo al di là di ciò che si può ottenere sul mercato, Bitcoin può risultare utile. E le cose scarse e utili hanno un prezzo.

Per San Tommaso e i suoi seguaci, i beni che non si considerano essenziali, o quelli che si vendono in asta pubblica, devono seguire la regola del res tantum valet quantum vendi potest – il valore di un bene è quello che se ne può ottenere. Tutte le transazioni vengono giudicate in base al principio volenti non fit iniuria – quelli che fanno qualcosa in modo volontario devono assumersi il rischio –, ma sempre a condizione che non ci sia frode, coercizione o monopolio. Bitcoin non fa eccezione a questi princìpi. Il prezzo giusto di Bitcoin sarebbe quindi quello che si pubblica al momento dell’acquisto. Con la tecnologia di oggi, questo prezzo si può verificare istantaneamente da qualsiasi angolo del mondo con accesso a Internet.

Bitcoin può svolgere un ruolo importante per aiutare le persone a esercitare le proprie libertà. Ricordo una conversazione che ho avuto l’anno scorso durante un incontro con un giovane imprenditore che aveva abbandonato la dittatura in Venezuela e si era trasferito nella Repubblica Dominicana. Gli ho chiesto: “Come ha portato il tuo denaro fuori dal Paese?” Mi ha risposto “Bitcoin”. Questa criptovaluta ha fatto sì che per le vittime delle tirannie e dei manipolatori della moneta governativa sia più facile proteggere i propri beni e diritti.

Che dire del pericolo che Bitcoin possa essere utilizzato per il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo o per cercare riscatti di rapimenti, ricatti o altri crimini? Le criptovalute non sono gli unici strumenti utilizzati a questi scopi.

Tutte queste attività illegali esistevano già prima di Bitcoin e continuano a verificarsi con le valute normali. Ad esempio, di recente è stato scoperto che la banca danese Danske e la sua piccola filiale in Estonia hanno riciclato oltre 200 miliardi di dollari per interessi russi falsi. A Bitcoin non è ancora accaduto nulla di simile.

I grandi centri di scambio e produzione di Bitcoin sono monitorati da diverse agenzie di intelligence statunitensi. Suppongo che le agenzie di altri Paesi abbiano pratiche simili, e che i Governi abbiano predisposto centri di produzione e distributori. Non si sa se questo aggiunge un fattore di rischio più elevato a Bitcoin rispetto ad altre valute.

Data la novità di Bitcoin e di altre criptovalute, l’Aquinate continuerebbe ad essere attento ai fattori principali che ne influenzano offerta e domanda. Nuove ricerche ed esperienze influenzano questa nuovo settore dell’economia e rendono la mia analisi e quelle altrui preliminari e soggette a correzione. Come tutti coloro che hanno analizzato Bitcoin, San Tommaso avrebbe inserito nel suo studio il presunto limite alla produzione di bitcoin come fattore che contribuisce al loro prezzo. Prenderebbe in considerazione anche l’apertura del mercato della moneta virtuale, dove nonostante il dominio di Bitcoin continuano ad apparire altri concorrenti.

Bitcoin ha amici e nemici potenti. Qualche giorno fa ho partecipato a una cena della Philadelphia Society in cui l’oratore principale, l’investitore Tim Draper, ha ricoperto di lodi Bitcoin e sosteneva che darà luogo a un mondo in cui i Governi competeranno per i nostri talenti e la nostra cittadinanza. The Economist, dall’altro lato, ha pubblicato un articolo che esprimeva seri dubbi riguardo a questa criptovaluta.

Considerati tutti questi fattori e tutte le domande che Bitcoin continua a suscitare – e tenendo particolarmente conto dell’adozione volontaria di Bitcoin da parte di una classe di partecipanti al mercato per la maggior parte beneducati –, è probabile che Tommaso d’Aquino avrebbe approvato l’uso di Bitcoin. Avrebbe tuttavia aggiunto un avvertimento importante: Caveat emptor, il compratore faccia attenzione.

L’originale inglese è disponibile suForbes.

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