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L’appello di un sacerdote: molti hanno dimenticato il Cielo

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José Miguel Carrera - pubblicato il 04/02/23

“Dobbiamo tornare a nutrire l'anima della gente con il desiderio del Cielo”


Molta gente ha dimenticato il Cielo e vive come se avesse la certezza che dopo la fine di questa vita mortale non ci sarà altro, ha avvertito via rete sociale p. Wellington José de Castro.

Nel testo che ha condiviso, il sacerdote brasiliano osserva che “non si parla più della realtà del Cielo come incontro con Dio, come salvezza, come la nostra dimora eterna”.

“Molti non desiderano il Cielo”, constata, ma non perché semplicemente non vi anelino, quanto “perché è diventato un’istanza dimenticata”.

“Hanno dimenticato il Cielo, hanno dimenticato il giudizio, hanno dimenticato la redenzione”, avverte.

Per queste persone, “ciò che conta è qui, è essere felici in questo mondo, è dialogare sul qui-e-ora, è affrontare i problemi tangibili, le questioni socio-politico-economiche, che non smettono di avere la propria importanza, ma che spesso vengono elevate alla qualità di dogmi”.

Queste stesse persone, prosegue il presbitero, sembrano ritenere che l’importante sia “curare solo la salute del corpo, la buona alimentazione” e le questioni ecologiche, che certamente “non possono essere trascurate”, ma non sono tutto.

“E l’eterno? E il trascendente?”, chiede p. Wellington. “E i mezzi per vivere la vita in Dio? E il Cielo? E la possibilità dell’inferno, della perdizione? E la salvezza dell’anima? E Dio? Viviamo con la paura di offendere le persone, ma non ci preoccupiamo di offendere il Signore”.

Di fronte a questa situazione, il sacerdote rivolge allora un invito.

“Dobbiamo tornare a nutrire l’anima della gente con il desiderio del Cielo! Urge una conversione, che non può essere solo uno slogan durante la Quaresima, ma dev’essere una lotta continua, non contro il sistema, non contro il Governo, non contro le ingiustizie, non contro noi stessi, ma contro Satana (sì, esiste davvero!), contro le tentazioni e le concupiscenze. Se guardiamo solo a ciò che è immanente, solo alle cose di qui sotto, che passano, smetteremo di contemplare, intravedere e desiderare le cose di lassù”.

Cosa raccomanda per promuovere questo cambiamento?

“Vita ascetica, penitenza, mortificazione, vita spirituale, vita sacramentale, meditare la Parola di Dio… tutto questo deve tornare a far parte del nostro vocabolario cristiano, della nostra esperienza concreta e quotidiana. Non sono realtà medievali o dei monasteri. Non sono rivolte solo a pochi eletti. Sono mezzi che la Madre Chiesa, che è santa, mette a nostra disposizione perché possiamo camminare verso la nostra Patria definitiva… il Cielo, splendido cielo”.

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