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La Bielorussia persegue i sacerdoti che criticano la guerra in Ucraina

BELARUS

Shutterstock | Grisha Bruev

Francisco Vêneto - pubblicato il 11/04/22

Un sacerdote è stato in carcere per 6 giorni per aver postato le bandiere di Ucraina e Bielorussia, il cui dittatore è alleato incondizionato di Putin

Spesso descritta come l’“ultima dittatura d’Europa”, la Bielorussia sta perseguendo sacerdoti che menzionano la guerra mossa all’Ucraina dal regime di Vladimir Putin, di cui il dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko é alleato incondizionato.

Uno dei casi più recenti di intimidazione ha avuto come protagonista il sacerdote greco-cattolico Vasyl Yegorov, di Mogilev, che secondo informazioni del portale di notizie Gaudium Press è stato multato per l’equivalente di 500 dollari solo per aver usato un adesivo con la frase “Ucraina, perdono!”

Al sacerdote cattolico polacco Andrzej Bulczak, che vive in Bielorussia da 14 anni, è stato intimato di prestare dichiarazioni alla Polizia perché ha condiviso un video di 2 minuti in cui una giovane bielorussa denuncia:

“Posso essere arrestata per il fatto di dire ‘Non voglio la guerra’. È accaduto di recente a Minsk quando 800 persone sono state arrestate per aver manifestato in difesa dell’Ucraina. Mi dispiace molto che l’opinione sui Bielorussi sia cambiata tanto in Polonia e nel mondo. Non vogliamo una guerra. Preghiamo per l’Ucraina, raccogliamo fondi per i bambini che soffrono là (…). Chiedo scusa. Non è per colpa nostra, delle persone comuni, che i nostri vicini vengono bombardati dal nostro territorio”.

L’udienza di p. Andrzej era stata fissata per il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, ma è stata rimandata. Secondo il sacerdote, è stato “un segno del fatto che Maria vuole forse che accada qualcosa di diverso”. Dato che il suo visto scade a maggio, il sacerdote ha deciso di anticipare il suo ritorno in Polonia.

Un altro sacerdote cattolico, p. Oleksandr Baran, è stato arrestato perché il 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe, ha usato come foto del proprio profilo sulle reti sociali le bandiere dell’Ucraina e della Bielorussia. La misura punitiva lo ha tenuto in carcere per 6 giorni, ben più delle 72 ore permesse dalla legge per le detenzioni nel Paese.

“Stiamo vivendo la Quaresima, e questa reclusione è stata un buon ritiro per me: un digiuno rigoroso a pane e acqua e molta preghiera”, ha dichiarato al riguardo il presbitero. “Grazie a Dio, mi hanno dato gli occhiali per poter pregare. Ora capisco cos’hanno passato i sacerdoti durante la repressione di Stalin negli anni Trenta, quando sono stati gettati in prigione”.

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